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PENTECOSTE

 

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.  Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Parola del Signore

 

Giornata splendida quella di Pentecoste. Immagini proposte dalla Parola per esprimere l’indicibile: rombo, vento, fuoco, ci si capisce, pur usando linguaggi diversi. Tante immagini per dire una realtà bellissima: lo Spirito. Cosa ci dicono queste immagini?

Il rombo scuote la casa, sta per capitare qualcosa di eccezionale, di grande, di inaudito.  Ecco che Dio sta per fare una cosa nuova. Non un rombo che fa paura, ma un grande rumore per dire che sta per esplodere la vita. Il fremito della madre terra, il suo spasimo per la nascita dei cieli nuovi e delle nuove terre.

Il fuoco. Luce, calore, creatività inesauribile, disegni, arabeschi sempre nuovi disegnano il cielo. Scintille, scoppiettii, caratteristico odore, che ti impregna. Luce, calore, colore, vista e odorato, la tua pelle viene riscaldata, trasformata… Coinvolge tutto te stesso il fuoco. Parla di focolare, falò, famiglia, amici che si ritrovano con al centro il fuoco. Il fuoco tende a propagarsi. Non riesce a stare nei propri limiti.  «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Gesù è impaziente, vuole contagiarci tutti con questo brio. Avvicinati a questo fuoco. Acquista la sua incandescenza. Sopporta le sue temperature. Non buttarci sopra le ceneri della paura. Il fuoco purifica; per trasformare, deve liberare la materia da tutte le impurità, le scorie, le macchie. «Ciascuno sarà salato col fuoco...» (Mc 9,49). Accetti questo incendio di Dio nella tua vita?

E poi il vento: che gonfia le vele, respiro stesso di Dio in noi. Nulla è più libero del vento, fascia le cose e passa oltre, porta ovunque i pollini della primavera. Lo Spirito è «il vento che non lascia dormire la polvere» (D.M. Turoldo).  Furono giorni di vento, ed era impazzire scomposto di alberi, frinire in amore di erbe, illimpidire assoluto di cieli. Ed era arruffarsi di capelli, inebriarsi di volti sorridenti. È un sussulto di libertà il vento. Scavalca le rocce, annusa fessure: "non sai di dove viene e dove va" diceva Gesù. Furono giorni di vento. E fu Pentecoste. Quasi un bisogno, nella Chiesa e nel mondo, di vento, di soffio, di respiro. Respirare a pieni polmoni dentro giorni grigi, irrespirabili.      La forza della risurrezione, la forza della vita, che riemerge quasi per un sussulto di fierezza, era arrivata agli apostoli. E oggi a noi. È la Pasqua sui nostri volti. Quel vento arriva a noi, il soffio di Dio, soffio creatore. È sui volti. Oggi sui nostri. E non è poesia. Lo Spirito è un mistero di invisibilità, di impalpabilità. chi si accorge dell'invisibile? Dell'aria che respiri?  Affascina l'invisibile vento di Dio. Viene dall'alto. Non è opera delle tue mani. "Tutti furono pieni di Spirito Santo". Tutti! Pieni! Lo Spirito dunque impercettibile come il respiro, e, come il respiro, presente nelle più semplici, nelle più nascoste azioni di ogni giorno. Lo Spirito illumina di poesia i gesti, colora di tenerezza gli incontri, dilata a dismisura le strade. Lungo i sentieri dell'immaginazione, dell'invenzione, della ricerca.  Un dono che riscatta la pesantezza, l'opacità, la grossolanità di un vivere impoverito a banalità.  E quando entra questo vento impetuoso, nel mondo o in un'esistenza personale, niente rimane come prima. Allora Dio modellò l’uomo con la polvere della terra, soffio nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente».  Lo Spirito, l’aria, il respiro, il vento lo senti, ma non lo vedi, è impalpabile. Lo percepisci, ma non sai da dove viene né sai dove va. Lo senti, ma non puoi afferrarlo. Dio stesso, dal giorno della nostra creazione, ha voluto che le nostre narici non conoscessero riposo dal respiro. L’alito che entra e che esce, secondo per secondo, tutta la vita: forse anche per tutta l’eternità avremo qualcosa di simile al respiro, perché è la nostra caratteristica più peculiare di creature. “Il Soffio di Dio”. Dio respira in te, noi respiriamo Lui, noi ci muoviamo in Lui, viviamo nello “Spirito di Dio”. 

Gesù quando manda i suoi amici nel mondo, alita su di loro, infonde lo Spirito che Lui chiama il Consolatore. Di nuovo si perpetua questo gesto primordiale, sconfinato, assoluto, di dare “respiro”, “anima” a quest’uomo di polvere, per ridargli vita, vita, e ancora vita. Solo Dio può dare lo Spirito, può dare il respiro che riempie le narici e il cuore, i polmoni e le vene, l’anima e l’amore. A Gerusalemme la folla è presa da stupore perché «ciascuno sente gli apostoli parlare la propria lingua nativa» (At 2, 6). Lo Spirito instancabilmente fa diventare tua lingua la parola di Dio.       Gesù nell’Eucaristia continuamente ci dona questo amore, tenerezza, gioia, pace, colore, calore, consolazione, speranza, futuro. Una cascata infinita di cose belle che vuole riempiano la nostra vita. Respiriamo la sua presenza.

Conducimi tu, luce gentile,
conducimi nel buio che mi stringe,
la notte è scura la casa è lontana,
conducimi tu, luce gentile.

Tu guida i miei passi, luce gentile,
non chiedo di vedere assai lontano
mi basta un passo, solo il primo passo,
conducimi avanti, luce gentile. 

Non sempre fu così, te non pregai
perché tu mi guidassi e conducessi,
da me la mia strada io volli vedere,
adesso tu mi guidi, luce gentile.

Io volli certezze dimentica quei giorni,
purché l’amore tuo non mi abbandoni,
finché la notte passi tu mi guiderai
sicuramente a te, luce gentile.

(Cardinale John Henry Newman, Sicilia 1832)

don Guido

 

 

 


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